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CAPRIOLI AL FISCHIO IN VOJVODINA

Ne avevo sempre sentito parlare ma non l’avevo mai fatta. Parlo della caccia ai Caprioli al fischio, o in amore o al bramito o caccia estiva o come la si vuol chiamare.

Sì da noi in Toscana il Capriolo maschio lo si caccia dopo il 15 Agosto, periodo assurdo concepito solo dalle mente delle amministrazioni provinciali, ove i Caprioli, finito il periodo degli amori, sono pigri, escono malvolentieri per il caldo, sono continuamente disturbati da escursionisti e fungai e non rispondono più al richiamo del buttolo.

Malgrado un po’ di timore per il caldo alla fine di Luglio, la nostalgia per la Serbia, per me come una sorta di intenso mal d’Africa, gioca un ruolo determinante e decido di partire senza remore.

Prendo contati con l’amico di sempre, Giovanni Montino, impareggiabile organizzatore di cacce balcaniche, titolare dell’Agenzia venatoria Aurora Caccia, coinvolgo Franco, “lo svizzero” , amico e compagno di memorabili cacciate durante gli anni passati.

Giovanni ci organizza una battuta in un territorio ove vi è abbondanza di Caprioli in zona medaglie, teoricamente d’oro, ma restando coi pieni per terra,di bronzo, fino ad un acclarato argento.

I prezzi sono più che allettanti. Prenotiamo i biglietti aerei e fissiamo.

29 Luglio 2011

Il volo Air Swiss da Zurigo atterra a Belgrado con un po’ di ritardo. Le pratiche di importazione dei fucili scorrono più veloci del solito malgrado una miriade di tiratori di piattello giunti da ogni parte d’Europa, tutti in fila per espletare lo stesso iter burocratico. Dopo poco più di un’ora siamo nella macchina di Alessandra, nostro angelo custode, insieme a Giovanni per tutta la nostra permanenza, diretti alla volta di Novi Sad. Lì mi aspetta “srce moj” il mio cuore serbo, lo scrigno dei miei affetti, che starà con me per questi pochi giorni.

A destinazione, troviamo, ad aumentare il gruppo, una coppia di spagnoli, marito e moglie, semplicemente squisiti. Giovanni mi aveva accennato della loro probabile presenza, chiedendoci un consenso, per noi scontato, compagnia rivelatasi per tutta la durata del soggiorno un grande piacere.

Arriviamo a Selenca giusto in tempo per cambiarci velocemente e avventurarci verso la prima uscita di caccia. Io, Franco e Angel, questo è il nome del cacciatore spagnolo, ciascuno con il proprio accompagnatore e con il proprio 4x4 partiamo in direzioni diverse. Si caccerà finché c’è luce.

La caccia ai Caprioli al fischio è molto diversa da quella che usualmente si fa in primavera, perché a quel tempo i Caprioli sono ancora imbrancati ed è importante trovarsi in una zona ove ce ne sono in abbondanza. Se così è ci se ne accorge facilmente perché si vedono. Sta poi a noi scegliere il capo giusto e giungergli a distanza di tiro.

Nel periodo degli amori è diverso. Il Capriolo, come si sa, è un animale territoriale e in questo periodo, in un determinato territorio, pur se non vastissimo vi è un solo maschio dominante. Ci si può imbattere in qualche maschio giovane vagante alla ricerca di una toccata e fuga amorosa con una femmina all’insaputa del dominante.

In questo caso la cosa importante è sapere in quali territori vi sono i capi interessanti e quali sono le loro abitudini, dove hanno le rimesse e da dove escono. Non è importante vedere, ma assolutamente necessario sapere. Non e difficile che un cacciatore poco esperto di questa caccia si lasci andare ad espressioni del tipo “… brutta zona… non ho visto nemmeno un animale…” Niente di più sbagliato, a patto che l’accompagnatore conosca il suo mestiere e ti abbia portato in una zona ove egli è certo della presenza di un determinato maschio.

A farli avvicinare ci pensa il Buttolo, richiamo che riproduce il verso della femmina o del piccolo che chiama la madre, che inevitabilmente fa avvicinare anche il maschio.

Se lo strumento che può essere ad azione labiale o a pressione manuale, è bene usato, secondo ritmi e cadenze non improvvisati, il Capriolo si può avvicinare fino quasi ad entrarti in macchina!

Altra differenza rilevante rispetto alla caccia primaverile nella quale se la zona è boscosa si fa del pirsch e aspetti mattutini e serali in altana, mentre se trattasi di pianura come in Vojvodina o nella pianura ungherese ci si sposta con la macchina e molto spesso dalla macchina, tetto, cassone, cofano o sportello che sia, si spara, qui ci spostiamo in macchina da un areale all’altro, ma, giunti nel punto strategico, si scende e si va a piedi.

Ci si apposta in un riparo improvvisato addossandoci a della vegetazione o creandoci un piccolo anfratto tra le piante di granturco che si affacciano sui campi tagliati. Indispensabile l’uso di un treppiede o bastone che funga da appoggio.

A questo punto inizia il lavoro di richiamo col Buttolo.

La prima uscita si conclude a vuoto per tutti e tre. Ci consoliamo con grande allegria a tavola con una splendida grigliata mista accompagnata da una bottiglia di un favoloso Ronchedone, vino rosso gardesano che Franco aveva portato con sé.

30 Luglio 2011

La mattina seguente le cose sembrano mettersi al meglio. Il primo a sparare sono io. L’animale viene avvistato ancora a buio a circa 300 metri. Ancora troppo lontano. L’accompagnatore inizia a lavorare con il buttolo. Con suoni cadenzati lo fa avvicinare di una sessantina di metri. L’ho di fronte e non sparo. Dopo un momento di titubanza il Capriolo riprendere a seguire il richiamo. Per accorciare ulteriormente la distanza di tiro anch’io mi sposto un poco diagonalmente riparato da un lungo cespuglio. L’animale si ferma. Siamo a 170 metri. Sparo. E’ fatta.

 

racconti9.jpgIl trofeo, 6 punte regolare, è ben al di sotto della zona medaglie ma va bene così.

Franco, dopo aver litigato col Kipplauf che gli avevano prestato, (la sua carabina è rimasta in Italia a causa di problemi burocratici dovuti all’efficientissima Questura di Milano), a causa delle modalità un po’ complesse tipiche dei monocanna basculanti nel doppiare il colpo, ha vanificato l’avvicinamento di un bel maschio, ma si è comunque consolato anche lui con un 6 punte discreto.

Niente da fare per Angel.

Nel pomeriggio niente da fare per me e per Angel. Solo Franco bissa il successo della mattina con un altro animale al di sotto della medaglia. Peccato per quel magnifico esemplare incontrato la mattina e lasciato andar via a causa del Kipplauf.

30 Luglio 2011

Si riparte di buon ora. Per la terza volta ritorno nel territorio di un bel maschio dominante, ma la fortuna non mi arride. L’animale non ne vuole sapere di uscire malgrado i nostri frequenti richiami.

Occorre aspettare l’uscita serale perché ottenga il mio risultato. Di ritorno da una zona ove avevamo visto l’animale ma non aveva ceduto alle tentazioni, del Buttolo, mentre attraversiamo l’enorme campo della prima uscita di caccia, lo vediamo. E’ lui! E’ fermo a ridosso di un vasto campo di granturco, fermo. Lentamente accostiamo la Lada Niva al riparo di una lunga striscia di vegetazione e scendiamo. L’accompagnatore inizia il suo ritmico richiamo ma il Capriolo non si muove. Mi allontano da lui e mi porto col treppiede in un punto ove ho visibilità attraverso la vegetazione. La distanza è di 220 metri. La visibilità non è buona, l’animale è in posizione perfetta, ma vedo solo la testa. Non dovrei tirare ma è l’ultima occasione e confido nella palla EVO da 159 grani del mio 7x64 che certo non teme un po’ di fogliame. Centro! L’animale cade all’istante.

 

racconti10.jpgLasciamo trascorrere i canonici dieci minuti e ci rechiamo sul luogo dell’ anschuss. Il Capriolo non c’è! Solo una vasta chiazza di sangue in terra ed una ben visibile scia che va verso l’interno dell’enorme campo di mais.

Momento di sconforto ma immediatamente elaboriamo un piano di ricerca. Vista la gran quantità di sangue non può fare tanta strada nel granturco. Io seguo il bordo esterno del campo mentre Voja, il mio accompagnatore segue la scia di sangue. Non passa molto che si sente un colpo provenire dall’interno. L’animale colpito al ventre si era rialzato e aveva percorso una cinquantina di metri. A quel punto si era accasciato salvo rialzarsi all’arrivo del mio accompagnatore che gli ha tirato da tre metri il colpo di grazia.

 

racconti11.jpgE’ un discreto trofeo, il peso si rivelerà 24 ore dopo la bollitura di 450 grammi. Argento.

Franco si è dato ancora da fare. Un altro Capriolo abbattuto ed un altro ferito. Verrà ritrovato l’indomani con il cane da traccia, quando noi siamo già sulla via del ritorno.

Anche Angel ne ferisce uno. Lo Spagnolo comincia a mostrare segni di scoraggiamento. Per lui questa è una caccia nuova ed è un po’ diversa dalle cacce alle capre di montagna delle quali è un veterano. Lo si vede dal calibro impiegato, 300 Winchester Magnum e dall’ottica, un super Swarovski Z6 con tanto di reticolo illuminato, torretta balistica, accoppiata perfetta giusto per la caccia alle suddette capre e non solo. Qui però non c’è il tempo di posizionarsi in perfetta stabilità, sistemare la torretta balistica, aggiustare il correttore di parallasse, concentrarsi, trattenere il respiro e sparare. In questa caccia appena si vede l’animale che si ferma, ma anche semplicemente rallenta l’andatura bisogna sparare, appoggiati ad un bastone o treppiede che sia senza stuzzicare l’ottica o fare cervellotici calcoli di traiettoria.

Da grande cacciatore di lungo corso qual è saprà dimostrare le sue qualità nei giorni successivi, abbattendo tra l’altro un maschio alla distanza di 320 metri.

La caccia mia e di Franco è finita. Angel farà ancora due uscite, rivelatesi poi proficue ed approfitterà per fare l’apertura alle quaglie qui presenti in quantità industriale. Raggiunto telefonicamente il giorno dell’apertura, prima delle 9 ne aveva fatte già venti da solo!

L’organizzazione di Giovanni è stata impeccabile, sia come scelta di alloggiamento, zone di caccia, assistenza professionale e soprattutto amicizia. A lui e ad Alessandra ancora un sincero Grazie!

Non sono mancati anche questa volta risvolti turistici e folkloristici. Nella zona in cui eravamo a caccia risiede una nutrita colonia di slovacchi, quivi giunti dai tempi in cui all’interno dell’Impero asburgico erano frequenti migrazioni di sudditi da una regione all’altra. Qui hanno mantenuto radicate molte delle loro usanze, in particolare l’abbigliamento delle donne in età più avanzata.

Sono facilmente riconoscibili per strada perché indossano un copricapo fatto da una pezzuola conciata in un modo particolare e una gonna larga a forma trapezoidale, tenuta in quella posizione da una specie di intelaiatura rigida posta all’interno. In particolari ricorrenze, quali il matrimonio in cui ci siamo imbattuti, anche i più giovani indossano quegli abiti nella versione più ricca e lavorata in occasione della festa.

 

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virgilio c.
vir.cin@libero.it